Se hai mai avuto un mal di pancia dopo aver mangiato del latte, o un prurito e un gonfiore alle labbra dopo una fetta di pesce, ti sarai chiesto: è un’allergia o solo un’intolleranza? Spesso queste due cose vengono confuse, ma sono completamente diverse. E la differenza conta molto, perché una può essere pericolosa, l’altra no. E la diagnosi? Non è come sembra.
Le allergie alimentari: quando il sistema immunitario si ribella
Un’allergia alimentare è una reazione del tuo sistema immunitario. Sì, quello che combatte i virus e i batteri. Quando mangi un alimento a cui sei allergico, il tuo corpo lo vede come un nemico e lancia un attacco. Produce anticorpi chiamati IgE, che attivano cellule speciali rilasciando istamina e altre sostanze. Questo causa i sintomi.
I sintomi arrivano in pochi minuti o massimo due ore. Sono spesso evidenti: prurito in bocca, orticaria, gonfiore alle labbra, alla lingua o alla gola, difficoltà a respirare, tosse, respiro sibilante, vomito, diarrea. E in casi gravi, l’anafilassi. Questo è un’emergenza medica: la pressione scende, le vie respiratorie si chiudono, si rischia la morte. È per questo che chi ha allergie gravi porta sempre un auto-iniettore di epinefrina.
La cosa importante: anche una piccola quantità di allergene può scatenare la reazione. Una briciola di nocciole, un tracimato di latte in un cucchiaio di zuppa. Non c’è soglia minima. E non importa se lo mangi una volta ogni due mesi: ogni volta il sistema immunitario reagisce allo stesso modo.
Le intolleranze alimentari: il corpo non capisce come digerire
Un’intolleranza non coinvolge il sistema immunitario. È un problema di digestione. Il tuo corpo non produce abbastanza di un enzima per scomporre un certo alimento. Il più comune è il lattosio: senza l’enzima lattasi, lo zucchero del latte non viene digerito e va nell’intestino crasso, dove i batteri lo fermentano. Risultato? Gonfiore, crampi, diarrea, gas. Ma niente orticaria, niente difficoltà respiratorie, niente anafilassi.
Qui la quantità conta. Puoi mangiare un cucchiaino di latte senza problemi, ma un bicchiere intero ti fa stare male. Non è una questione di “tutti i giorni” o “una volta ogni tanto”. È una questione di dose. E i sintomi arrivano più lentamente: possono apparire dopo 12, 24 o anche 48 ore. Per questo è più difficile capire cosa ti fa male.
Altre intolleranze comuni: il glutine (ma non la celiachia, che è un’altra cosa), il fruttosio, l’istamina, alcuni additivi. E qui entra il problema: per quasi tutte, non esiste un test affidabile. Non c’è un esame del sangue che dica: “Sei intollerante agli spinaci”.
Diagnosi delle allergie: test precisi e convalidati
Per le allergie, la medicina ha strumenti solidi. Il primo passo è sempre l’anamnesi: cosa mangiavi? Quando ti è successo? C’è storia familiare di allergie? Poi i test.
- Prick test: una goccia di estratto dell’alimento sospetto viene messa sulla pelle, poi la pelle viene leggermente punzecchiata. Se dopo 15-20 minuti compare un rigonfiamento rosso, è un segno di sensibilizzazione.
- Prick by prick: si usa l’alimento reale, non l’estratto. Utile per frutta fresca o pesce crudo.
- Test del sangue per IgE specifiche: misura la quantità di anticorpi IgE legati a un alimento. Il test Alex, per esempio, controlla fino a 300 allergeni in un unico prelievo.
- Test di provocazione orale (TPO): l’alimento sospetto viene dato in piccole dosi sotto controllo medico. È il gold standard, ma si fa solo in ospedale.
Attenzione: un risultato positivo al test IgE non significa automaticamente che sei allergico. Puoi avere anticorpi senza mai aver avuto sintomi. È la combinazione di test + sintomi + storia clinica che dà la diagnosi. Non fidarti di test fai-da-te o di laboratori che vendono “pacchetti allergie” senza valutazione medica.
Diagnosi delle intolleranze: il diario è il tuo migliore amico
Per l’intolleranza al lattosio, c’è un test affidabile: il breath test. Bevi una soluzione di lattosio, poi respiri in un apparecchio che misura l’idrogeno nel respiro. Se i batteri intestinali fermentano il lattosio non digerito, producono idrogeno. Più idrogeno, più intolleranza.
Per la celiachia, i test sono diversi: si cercano anticorpi nel sangue, come gli anti-tTG (anti-transglutaminasi tissutale) di tipo IgA. Se sono alti, si fa una biopsia dell’intestino per confermare. Ma attenzione: non si può fare il test se si è già a dieta senza glutine. Devi mangiare glutine per almeno 6 settimane prima.
Per tutte le altre intolleranze - uova, soia, frumento, fruttosio, istamina - non ci sono test validati. L’unica via è la dieta a eliminazione.
Ecco come funziona:
- Elimini tutti gli alimenti sospetti per 2-4 settimane. Non è una dieta dimagrante: devi essere rigoroso.
- Se i sintomi migliorano, vuol dire che qualcosa nei cibi che hai eliminato ti dava fastidio.
- Reintroduci un alimento alla volta, ogni 3-5 giorni. Mangia una porzione abbondante e osserva per 48 ore.
- Se i sintomi tornano, quell’alimento è il colpevole.
Questo metodo richiede pazienza e un diario alimentare dettagliato. Annoti cosa mangi, quando, e cosa ti succede. Non basta dire “mi fa male il pane”. Devi scrivere: “Martedì 18 febbraio, pranzo: pane integrale 80g, yogurt intero 150g, mela. Ore 17: gonfiore addominale, stanchezza, mal di testa”.
Perché non puoi diagnosticarti da solo
Il web è pieno di test “per intolleranze alimentari” che usano capelli, iride, bioimpedenza o elettrodermica. Sono tutti privi di fondamento scientifico. Nessuna società scientifica li riconosce. E se ti fidi di questi test, rischi due cose:
- Di eliminare cibi sani e necessari, e finire con carenze nutrizionali. Per esempio, evitare il latte senza aver verificato se sei davvero intollerante può portare a mancanza di calcio e vitamina D.
- Di non riconoscere un’allergia grave. Se pensi di essere solo “intollerante” al pesce e ti mangi una porzione, potresti finire in ospedale.
La diagnosi deve essere fatta da uno specialista: allergologo, gastroenterologo o dietologo. Non un nutrizionista senza formazione medica. Non un erborista. Non un test online.
Cosa fare dopo la diagnosi
Se hai un’allergia: evita rigorosamente l’alimento. Leggi sempre le etichette. Informa i ristoratori. Porta sempre l’auto-iniettore di epinefrina se ti è stato prescritto. E non sottovalutare: le allergie possono peggiorare con il tempo.
Se hai un’intolleranza: non devi eliminare l’alimento del tutto. Puoi ridurlo. Per esempio, se sei intollerante al lattosio, puoi bere latte fermentato (yogurt, formaggi stagionati) o latte con lattasi aggiunta. La celiachia è l’unica intolleranza che richiede l’eliminazione totale del glutine. Per gli altri casi, la tolleranza varia da persona a persona.
La chiave è la personalizzazione. Non esiste una dieta “giusta” per tutti. Quello che ti fa male oggi, domani potrebbe non farti più male. E viceversa.
Quando preoccuparsi
Se dopo un pasto hai:
- gonfiore e gas che durano giorni - probabile intolleranza
- prurito, orticaria, gonfiore della gola, difficoltà a respirare - all’istante, vai in pronto soccorso
- diarrea con sangue, perdita di peso, stanchezza cronica - potrebbe essere la celiachia o un’infiammazione intestinale
Non aspettare. Non ti autodiagnostichi. Vai da un medico. La tua salute non è un esperimento.
Un test IgE positivo significa che sono allergico?
No. Un risultato positivo indica che il tuo sistema immunitario ha prodotto anticorpi contro quell’alimento, ma non significa che hai sintomi reali. Puoi essere “sensibilizzato” senza essere allergico. La diagnosi finale richiede che i sintomi si verifichino effettivamente dopo aver mangiato l’alimento. Il medico valuta insieme test, storia clinica e reazioni reali.
Esiste un test per l’intolleranza al glutine se non sono celiaco?
No. Se non hai la celiachia (confermata da biopsia e anticorpi anti-tTG), non esiste un test scientificamente valido per l’intolleranza al glutine. Alcune persone riferiscono sintomi migliorando con una dieta senza glutine, ma questo è chiamato “sensibilità al glutine non celiaca”. La diagnosi avviene solo escludendo la celiachia e l’allergia al grano, e poi osservando la risposta alla dieta a eliminazione e reintroduzione.
Posso fare il test per l’intolleranza al lattosio senza mangiare latte per settimane?
No. Per il breath test al lattosio devi mangiare latte o lattosio normalmente per almeno 2-3 settimane prima. Se sei già a dieta senza lattosio, il test potrebbe risultare negativo anche se sei intollerante, perché il tuo intestino si è “adattato”. Per avere un risultato affidabile, devi mangiare lattosio prima del test.
Le allergie alimentari si possono superare?
Sì, in alcuni casi. I bambini spesso superano le allergie al latte, alle uova o alla soia con l’età. Negli adulti, è più raro. L’allergia alle arachidi, ai frutti di mare o alle nocciole di solito è permanente. Alcuni centri specializzati stanno sperimentando la terapia di desensibilizzazione orale (OIT), ma è un trattamento lungo, sotto controllo medico stretto, e non è ancora standardizzato in Italia.
Perché i test per le intolleranze alimentari non sono affidabili?
Perché non esiste un meccanismo biologico chiaro da misurare. Le allergie coinvolgono anticorpi IgE, che si possono misurare. Le intolleranze, invece, sono legate a carenze enzimatiche, fermentazioni batteriche o reazioni non immunologiche. Non c’è un “marcatore” nel sangue o nelle urine che dica: “Questo alimento ti dà fastidio”. I test commerciali (capelli, iride, bioimpedenza) non hanno fondamento scientifico e non sono riconosciuti da nessuna società medica.